Nei contesti sanitari, il benessere relazionale rappresenta una risorsa importante sia per chi cura sia per chi accompagna.

Le sessioni Connected We Play possono essere proposte in strutture ospedaliere e contesti assistenziali come momenti dedicati a favorire alleggerimento emotivo, presenza e qualità della relazione.

Sono rivolte non solo al personale sanitario — medici, infermieri e operatori spesso esposti a elevati livelli di stress — ma anche a persone che vivono situazioni di fragilità o accompagnano familiari in percorsi di cura complessi.


Uno spazio per alleggerire il carico emotivo

In contesti caratterizzati da forte intensità emotiva, creare momenti di pausa e condivisione può aiutare a interrompere temporaneamente il sovraccarico mentale e a ritrovare una qualità diversa della presenza.

Le attività proposte favoriscono:

• alleggerimento della tensione emotiva
• miglioramento del clima relazionale
• possibilità di confronto e sostegno reciproco
• una maggiore disponibilità all’ascolto


Benefici per il personale sanitario

Per chi lavora quotidianamente in ambienti ad alta intensità, queste sessioni possono offrire un’occasione concreta per:

• ridurre la tensione accumulata
• ritrovare energia mentale
• favorire spirito di squadra
• prevenire affaticamento relazionale


Benefici per pazienti e familiari

Nei percorsi di cura, vivere momenti di partecipazione positiva può contribuire a creare uno spazio di sollievo emotivo e di connessione umana.

L’esperienza di gruppo aiuta a:

• alleggerire temporaneamente il carico delle preoccupazioni
• favorire una presenza più serena
• condividere emozioni in un clima accogliente


Un’esperienza già sperimentata

In diversi contesti, attività di questo tipo hanno mostrato come piccoli momenti di leggerezza e relazione possano avere un impatto positivo sulla qualità dell’esperienza vissuta da chi cura e da chi è curato.

Uno dei primi risultati osservabili è una riduzione molto evidente dello stress.

Trovo particolarmente interessante lavorare con categorie professionali fortemente orientate all’attività intellettuale e al controllo, come il personale medico e sanitario, abituato quotidianamente a sostenere elevati livelli di concentrazione, responsabilità e rigore.

Attraverso esercizi di ginnastica mentale, attività di attenzione e dinamiche ludiche ispirate anche a esperienze educative sperimentate fin dall’adolescenza, si crea progressivamente uno spazio in cui la tensione iniziale tende ad allentarsi.

Ho osservato come persone abituate, per ruolo professionale, a mantenere costantemente un certo aplomb riescano gradualmente a lasciarsi coinvolgere, superando la rigidità iniziale e aprendosi a una dimensione più spontanea e partecipativa.

Questo processo contribuisce in modo significativo a ridurre lo scetticismo iniziale verso la pratica e a dissipare gran parte dello stress con cui spesso ci si presenta all’inizio della sessione.

Dal punto di vista del paziente, incontrare un medico con una presenza più rilassata e un volto disteso trasmette immediatamente maggiore fiducia e sicurezza, indipendentemente dal contenuto della comunicazione clinica.

In Italia, il Presidio Ospedaliero San Giovanni di Dio ha promosso percorsi formativi rivolti al proprio personale, finalizzati a rafforzare strumenti utili alla gestione dello stress e alla resilienza professionale.

Anche la letteratura scientifica conferma l’efficacia di pratiche orientate all’attivazione positiva e alla regolazione emotiva nei contesti sanitari. Studi condotti su infermieri psichiatrici esposti a rischio di burnout hanno evidenziato cambiamenti fisiologici e psicologici significativi, tra cui:

  • riduzione dello stress, dell’ansia e della tensione;

  • miglioramento dell’umore;

  • incremento dell’autostima, dell’energia e della vitalità;

  • potenziamento della memoria e del pensiero creativo;

  • maggiore capacità di problem solving;

  • miglioramento delle relazioni interpersonali;

  • aumento della cordialità e della disponibilità;

  • sensazione generale di rilassamento;

  • effetti positivi sulla percezione del dolore;

  • promozione del benessere psicologico complessivo.

Questi elementi confermano quanto la giocosità strutturata possa rappresentare, anche in ambito ospedaliero, uno strumento concreto di sostegno al benessere individuale e relazionale.

Giochiamo insieme per guarire meglio!